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Il caso Expedia.it: i clienti arrivano dal web, ma non solo…

Una comunicazione che integra on line e off line. La prima per battere la concorrenza, la seconda per convincere il 95% degli italiani che un viaggio può essere prenotato anche su internet. Eccellere ne parla con Stefano Ponari, Search and Online Marketing Manager di Expedia.it, il portale dedicato a viaggi e turismo.

di Enrico Ratto
 

In Italia il 5% della popolazione utilizza internet per prenotare i propri viaggi, contro il 50% della popolazione USA. Un dato negativo se si guarda al presente, un mercato tutto da conquistare per le aziende fortemente orientate al domani.

Stefano Ponari, Search and Online Marketing Manager del portale Expedia.it, una delle aziende che più fanno uso del search marketing, spiega a Eccellere che cosa è oggi il mondo dei link sponsorizzati e della pubblicità on line. Un mondo dove esiste un solo Google, e questo non sempre sembra essere un bene…

Dott. Ponari, quale è la fetta di budget pubblicitario destinata oggi da Expedia al web?

Destiniamo al web circa il 70% del nostro budget pubblicitario. Di questa fetta, il 30% per il search marketing, il restante 70% è destinato ad affiliazioni, banner, accordi con grandi portali sui quali tendiamo sempre a rafforzare la nostra presenza.

Expedia.it è un’azienda che opera esclusivamente sul web, è possibile valutare quanti nuovi clienti derivano da campagne off-line, e quanti da campagne web?

La nostra è un’attività che vive esclusivamente sul web, e questo è un dato molto difficile da verificare. Non saremo mai certi delle persone che arrivano al nostro portale per averci visto su una rivista, o per averci trovato sul web. Sicuramente la differenza tra le due clientele è questa: chi arriva a noi attraverso il web, aveva già l’obiettivo di utilizzare internet per prenotare una vacanza. Non sempre questo succede per chi arriva a noi attraverso la pubblicità off-line.
Una parte rilevante dei nostri utenti arrivano direttamente al sito senza passare dai nostri partner e noi riteniamo che sia il benefico effetto delle attività offline.

Per questo investite comunque parecchio sulla stampa e, più in generale, in campagne off-line?

Sì, siamo molto presenti sulla stampa. Il motivo è che gli utenti internet in Italia crescono nell’utilizzo, ma non numericamente. Ciò significa che un numero limitato di persone utilizza internet sempre meglio, ma è difficile convincere nuove persone ad utilizzare questo canale. Pertanto, il search marketing e le campagne web, sono utili per convincere chi è già presente sul web. La campagna stampa, invece, serve per convincere chi deve scegliere tra il web ed una alternativa, che nel nostro caso è la tradizonale agenzia di viaggi.

Si tratta di un lavoro “culturale”, più che di marketing…

Sì, c’è bisogno di superare prima di tutto barriere di tipo culturale. E’ un lavoro che facciamo in quanto leader di mercato ma naturalmente non possiamo svolgere da soli. I numeri parlano chiaro: in Italia il 5% della popolazione prenota on line, negli Stati Uniti il 50%.

Expedia.it affianca off-line e on-line anche per un motivo legato all’emozionalità del messaggio? A differenza dell’adv tradizionale, on-line si perdono le emozioni…

Sicuramente attraverso l’off-line cerchiamo di dare emozionalità al marchio Expedia. Anche se ciò che a noi interessa maggiormente è la funzionalità del sito, non solo agire su leve emozionali. Il cliente sceglie Expedia perché è certo di portare a termine la sua prenotazione in un tempo molto breve.

Avete attuato anche programmi di fidelizzazione del cliente, attraverso newsletter, email, o strategie simili?

I programmi di fidelizzazione sono una parte rilevante del nostro marketing. Questo è un aspetto su cui ci stiamo concentrando molto quest’anno.

Quanto tempo trascorre mediamente tra il momento della prenotazione e la realizzazione del viaggio?

I dati ci dicono che gli italiani, a differenza degli altri cittadini europei, tendono a prenotare il viaggio all’ultimo momento. Il periodo tra la prenotazione e la partenza varia in media dai 3 ai 10 giorni. A differenza degli inglesi che prenotano in inverno le vacanze estive. Questo dato ci indica con chiarezza che le nostre campagne pubblicitarie devono partire preferibilmente a ridosso del periodo di vacanza.

E nella fase successiva al viaggio, avete programmi di fidelizzazione?

Anche in questo caso, stiamo testando delle newsletter mirate. Comunque, un anno fa, al di là di ogni email, abbiamo pensato dei regali legati al concetto del viaggio per rafforzare il rapporto con i nostri consumatori.

Tornando al search marketing, oggi Expedia spende il 30% del proprio budget–internet in questo segmento. Immagino si tratti di una percentuale contenuta poiché il costo del mezzo è contenuto. Quando anche il costo del search marketing salirà ai livelli dell’adv classico, quali saranno le ragioni per scegliere questo veicolo piuttosto che un altro?

Difficilmente i costi del search marketing saliranno ai livelli dell’adv classico, in quando il search marketing ha tassi di conversione estremamente più elevati e vantaggiosi: se si spenderà di più, arriveranno sempre più clienti. Comunque personalmente sono più preoccupato dalla presenza di un motore di ricerca come Google, nelle cui sole mani è affidato gran parte del budget pubblicitario di un’azienda. E sono preoccupato dal fatto che Google sia in grado di conoscere così a fondo i dettagli e le abitudini dei clienti di molte aziende.

Sarebbe preferibile vivere in un clima di concorrenza, come succede per nel mercato dei mezzi off-line?

Sicuramente sarebbe auspicabile almeno un altro Google, che possa realmente creare una concorrenza tra i motori di ricerca. Credo comunque che si andrà sempre più verso un utente in grado di personalizzare la propria pagina, il proprio schermo. Ognuno libero di crearsi il proprio “palinsesto”, anche nelle ricerche.

 

31-Mag-2007

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