Home | News | Eventi | Community | Cerca Lavoro | Convenzioni | Collabora | DB Aziende  

Gestione RU

Attualità

Comunicazione

Marketing

Gestione Strategica

Tecnologia

Gestione Risorse Umane

Management

Formazione

Mercati Internazionali

Lifestyle

Imprese di successo

Capitani d'impresa

Recensioni

Business Papers

Sondaggi

Links

Iscriviti alla Newsletter

Email:

IN EVIDENZA

Brand Storytelling Awards 2012

Employer Branding Review

Net1news

  Follow eccellere on Twitter

PARTNERS

FrancoAngeli

IDC

Egea

 

 

Il processo di selezione. Cinque modi infallibili per demotivare i candidati.

Abbondano i libri e i siti web che forniscono consigli ai candidati per affrontare bene un colloquio di lavoro. Ma pochi si soffermano sui possibili errori che possono commettere le aziende, causando spesso la fuga dei candidati migliori.

di Guido Lorenzetti e Barbara Principi

Il processo di selezione è appunto un processo, nel senso che si sviluppa lungo un percorso più o meno normatizzato da abitudini o procedure aziendali, per arrivare ad una conclusione, con la scelta di un candidato interno od esterno. Il modo in cui questo processo viene condotto in ogni suo passaggio ha un effetto anche qualitativo sul raggiungimento dell’obiettivo: reclutare le persone di cui l’organizzazione ha bisogno.

Sempre di più l’organizzazione cerca di attirare persone di valore: i vincoli legislativi sul lavoro, che irrigidiscono il sistema, la difficoltà di intervenire su attitudini e abitudini già consolidate nelle persone assunte stabilmente, la competizione che chiede eccellenza di competenze spingono gli imprenditori ed i loro manager a cercare di evitare per quanto possibile di accontentarsi o peggio di fare errori.

Tuttavia non sempre i protagonisti aziendali del processo di reclutamento e selezione tengono presente che la fase dell’incontro con i candidati è un momento significativo non solo per le valutazioni del selezionatore, ma anche per i candidati stessi, soprattutto se hanno profili appetibili e ne sono consapevoli: come qualcuno ha giustamente detto, non c’è una seconda possibilità per fare una buona prima impressione e questo vale per entrambi gli interlocutori. Infatti non solo il candidato dovrebbe preoccuparsi della propria immagine, ma anche l’azienda.

Nella nostra esperienza, questo processo diventa spesso un fiume carsico. Inizia, scorre impetuosamente, rallenta, sparisce, riappare, non sa dove andare, si arena. Insomma, molta dispersione e molta inefficienza.

Ma cosa ancor più grave, i candidati, soprattutto i migliori, si demotivano e talora scappano.

Naturalmente non è obbligatorio che le selezioni abbiano questo andamento. Tuttavia è frequente che in azienda si cambi idea, o cambino le priorità, o vengano dei dubbi sulla natura della posizione cercata, anche in seguito all’esame delle prime candidature viste.

Qui non tratteremo gli aspetti più tecnici della selezione, come le modalità di colloquio e di valutazione, ma solo quelli organizzativi. Precisiamo inoltre che ci siamo prevalentemente occupati della selezione di dirigenti e quadri, meno di giovani al primo impiego, ma credo che le situazioni siano molto simili. Infine, è opportuno sottolineare che la società incaricata della selezione può avere un ruolo di ‘protezione’ dei candidati, mentre se la ricerca è diretta da parte dell’azienda, le buone o cattive abitudini aziendali non sono mediate da nessuno.

Vorremmo qui esaminare il processo dal punto di vista dei “processati”, e rifarci nuovamente alla nostra esperienza per formulare una specie di ‘pentalogo’.
Ovviamente di modi per demotivare le persone durante gli incontri non ce ne sono solo 5; in questo senso la capacità umana di produrre variazioni sul tema della relazione è infinita, ma per carità d’azienda cerchiamo di concentrare il discorso sulle modalità che più frequentemente ci è capitato di incontrare.

1) Ricevere i candidati in ritardo rispetto all’ora stabilita.

Mentre i candidati sono quasi sempre puntuali, i loro interlocutori sono molto spesso in ritardo, e spesso per più del quarto d’ora accademico. E’ inutile sottolineare che questa ‘pessima abitudine’ (da ‘Arsenico e Vecchi Merletti’) costituisce la prima macchia all’immagine aziendale, e il primo colpetto di demotivazione. Ricordiamo ad esempio il caso di una ricerca difficile, in cui una brava candidata, presentata ad una grande multinazionale, fu lasciata in una saletta per più di un’ora oltre l’orario stabilito, senza notizie nè generi di conforto: si alzò e se ne andò. E’ così difficile organizzare gli appuntamenti in modo che le persone non aspettino? Se è vero che le cose si riescono a fare solo quando se ne percepisce tutta l’importanza, dovremmo forse domandarci se in questo caso quell’attività e quella persona fosse ritenuta davvero una priorità.

2) Mettere il candidato a proprio disagio.

Abbiamo visto persone compilare tristi questionati, in cui riscrivevano informazioni già ampiamente presenti nel curriculum, sedute su seggiole fantozziane in bugigattoli di dimensioni tali da non essere accettati dalla Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra. Speriamo che nel prossimo futuro, con il diffondersi delle procedure di trasmissione dati via internet, i Fantozzi siano tutti in pensione. Per altro ci sono anche coloro che sono convinti che mettere a disagio sia una tecnica di selezione utile per misurare la capacità di “sostenere lo stress”. Il nostro consiglio è di ricordarsi che l’obbiettivo degli incontri è scambiarsi reciprocamente e - se ci si riesce - trasparentemente quante più informazioni possibili per arrivare ad una decisione, il che avverrà da entrambe le parti. Produrre tensione distorce soltanto la comunicazione.

3) Far tornare varie volte i candidati.

Va bene se si tratta di un approfondimento della conoscenza. Va meno bene se l’obbiettivo è quello di farli incontrare con persone diverse dell’azienda. Non si potrebbero concentrare questi incontri nella stessa giornata? In fondo il candidato deve assentarsi ogni volta dal proprio posto di lavoro, o comunque ci sta dedicando del tempo, una risorsa percepita come sempre più preziosa. Un paio di volte, alcuni candidati hanno rinunciato a tornare in azienda per la terza o quarta volta. E comunque, anche se non rinunciano, la loro motivazione certamente non aumenta.
Quando i selezionatori sono più di uno, vale il principio di organizzare un solo colloquio anche con più intervistatori, piuttosto che colloqui con ogni singolo manager o responsabile, che impegnano azienda e candidato per giornate intere.

4) Sospendere, o far slittare la decisione circa l’assunzione, senza informarne gli interessati.

Se una persona è stata intervistata, e non ha dato o ricevuto un feedback immediato (del tipo: la posizione non mi interessa, oppure, la sua candidatura non è adatta) è evidente che questa informazione dovrebbe essere data entro un tempo ragionevolmente breve. Ogni tanto però il processo di selezione si imballa, per i più svariati motivi, e ci si vuole ‘pensare su’. Il che può essere correttissimo, ma ai candidati qualcuno glielo dovrebbe dire. Quando seguo io una selezione, provvedo spesso a sollecitare una simile informazione, ma negli altri casi? Possibile conseguenza: la solita, perdita di motivazione.

5) Finalmente la selezione si chiude: uno viene assunto, e gli altri?

Vale, parzialmente, quanto già detto al punto 4. L’unica differenza è che adesso i candidati scartati non ‘servono’ più. A parte il fatto che possono ‘servire’ alla prossima occasione, l’informazione tempestiva circa l’esito della selezione è indispensabile per il mantenimento dell’immagine aziendale. Un vantaggio di avere una buona fama verso i potenziali candidati è l’aumento delle candidature spontanee e qualificate, che può semplificare di molto le ricerche successive.
Anche nel rapporto i candidati, soprattutto quelli della short list, valgono i principi del marketing, per cui se uno ha una cattiva esperienza lo dirà ad altre 9 o 10 persone secondo il terribile meccanismo del passaparola. Proprio di questi tempi, in cui le aziende fanno di tutto per essere attrattive verso i talenti.

Pensiamo che nella maggior parte dei casi questi mancati riscontri si debbano a disguidi, mancanza di tempo, qualche disfunzione organizzativa. Ci auguriamo veramente che non vi sia da parte di nessuno, in nessuna azienda, la sensazione che ci si possono ‘permettere’ comportamenti del genere, vista la sproporzione fra chi cerca un posto e chi lo offre. Oggi, e sempre di più, le aziende sono valutate dall’opinione pubblica anche per la loro ‘eticità’, e la tempestività con la quale queste informazioni sono inviate ai candidati non assunti ne rappresenta certamente un aspetto.
Una buona impostazione di alcuni strumenti informativi, persone qualificate e puntuali nel seguire le varie fasi, una gestione meno affannata degli appuntamenti crediamo siano gli elementi che possono molto aiutare ad eliminare gran parte degli effetti di cui abbiamo parlato.

04-Mag-2008

© 2008 - Eccellere - Business Community

 













 

ANNUNCI DI LAVORO
CORRELATI

Loading...


 

 

 

 

 

 

 

 

RUBRICHEMAPPA | COLLABORA

  NOTE LEGALI E COOKIE


Eccellere Business Community è una testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma - n. 348 del 26/09/2008.
I testi rimangono proprietà intellettuale e artistica dei rispettivi autori. 2010 -
I contenuti di Eccellere sono concessi sotto la Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Unported. Ulteriori informazioni sono disponibili alla pagina Note legali.